Italian Grape Ale lo stile birrario che il mondo riconosce come italiano
L'Italia vista da fuori: un paese di vino che ha inventato uno stile birrario
Quando la rivista americana Beer & Brewing dedica un lungo approfondimento alla birra italiana, la prima cosa che colpisce è lo stupore. Stupore genuino, quello di chi scopre che in uno dei paesi più venerati al mondo per il vino, i birrai artigianali hanno trovato un modo tutto loro di lavorare con l'uva — e lo hanno fatto così bene da creare uno stile riconosciuto a livello internazionale.
L'Italian Grape Ale, o IGA, non è un compromesso tra birra e vino. È qualcosa di più preciso: una birra fermentata con mosto d'uva, che porta nel bicchiere l'identità agricola e culturale di un territorio. È uno stile che è nato in Italia, è stato codificato da un italiano — Gianriccardo Corbo, primo giudice BJCP certificato nel nostro paese — ed è entrato nelle linee guida internazionali del BJCP nel 2015.
"Il nome non indica la varietà d'uva," spiega Corbo. "Indica il fatto che lo stile è nato in Italia e rappresenta il modo in cui gli italiani lo fanno."
Cosa rende un'IGA davvero italiana
Dall'estero, ciò che affascina non è solo la tecnica. È la filosofia.
I birrai italiani che lavorano con l'uva non si limitano a usarla come ingrediente. La trattano come un'espressione del territorio: la varietà, il vigneto, l'annata, il metodo di lavorazione — mosto fresco, sapa, vinacce, succo — tutto contribuisce a definire il carattere della birra.
La percentuale di mosto in ricetta può variare dal 20 al 50%. Il luppolo resta in secondo piano, spesso varietà a basso alfa come il Saaz. Il lievito può essere neutro, da vino, o una coltura mista. L'uva è protagonista, non comprimaria.
Ma ciò che davvero distingue le IGA italiane, secondo chi le osserva dall'estero, è il legame con la terra. Birrifici come Sorio nel Veneto coltivano i propri cereali, i propri luppoli, e usano il mosto di Garganega e Tai Rossa dalla vigna di famiglia. "Se fai birra con luppoli americani, orzo inglese e malto tedesco," dice il birraio Mirko Boggian, "puoi fare quella birra ovunque nel mondo."
Noi e l'IGA: una storia di territorio
Noi di Maltese non siamo estranei a questa conversazione.
Le nostre Italian Grape Ale nascono dallo stesso principio: usare ciò che il territorio offre, con rispetto e intenzione. Ogni birra della nostra linea IGA è un dialogo tra la tradizione brassicola e quella vitivinicola italiana — due culture che in questo paese convivono da millenni e che nel bicchiere trovano una sintesi inaspettata.
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Perché il mondo guarda all'IGA italiana
La riflessione di Corbo vale la pena citarla: "Se produciamo con ingredienti locali, possiamo definire una vera identità italiana. Abbiamo forse la più grande varietà agricola del mondo intero, e non ne stiamo approfittando. C'è ancora molto da fare."
È un invito, non una critica. E noi lo raccogliamo.
Perché fare birra in Italia, oggi, significa avere accesso a una biodiversità agricola unica — uve autoctone, cereali antichi, luppoli coltivati in microclimi irripetibili. Significa poter mettere in un bicchiere qualcosa che non esiste da nessun'altra parte.
È questo che il mondo vede quando guarda la birra artigianale italiana. È questo che vogliamo continuare a raccontare.
Esplora le nostre IGA
Le nostre Italian Grape Ale sono disponibili in formato da 75cl, pensate per essere condivise a tavola come si fa con il vino — perché in fondo, è da lì che viene l'ispirazione.
- 🍇 BB5, BB6, BB9 — la nostra linea storica di IGA
- 🍇 Fuori dal gregge 2 — un'interpretazione contemporanea dello stile
- 🍇 Cuvée Convivium — per le occasioni speciali
